Fino ad una decina di anni fa l’allevamento felino in Italia non aveva norme specifiche a regolarlo.

A dettare le norme erano le Federazioni sovranazionali tramite le Associazioni locali spesso organizzate ancor più capillarmente con suddivisione in sezioni o club.

A livello mondiale gli organismi sovranazionali operanti in ambito di allevamento felino sono principalmente WCF, TICA , CFA e FIFE ognuna di loro con la propria peculiarità, con i propri standard, con i propri  regolamenti.

Fino al 2008 anche in Italia, come in tutto il resto del mondo, l’allevatore amatoriale aveva la piena libertà di scegliere a chi associarsi per vivere la propria passione valutando le diverse condizioni che ognuna proponeva. I gatti venivano trasferiti da un’associazione all’altra senza problema alcuno, anche in virtù dell’adesione delle Federazioni al WCC la cui funzione è anche quella di uniformare a livello mondiale l’allevamento del gatto con particolare attenzione al loro benessere e alla loro salute.

Mentre il resto del pianeta (ad eccezione della Francia) ha continuato e continua tutt’ora a garantire il principio della libertà associativa, in Italia tutto è cambiato quando nel 2008 il MIPAAF ha concesso ad Anfi l’autorizzazione alla tenuta del Libro Genealogico del gatto di razza in applicazione del D.Lgs 529/92 che recepiva la direttiva CEE 174/91 emanata per la regolamentazione dell’allevamento del bestiame (più precisamente degli “animali elencati nell’allegato 2 del trattato costitutivo della Comunità Europea non già oggetto di precedente trattazione”). Nulla a che vedere con i gatti ma un’interpretazione, (involontariamente o no) palesemente scorretta, alla luce dei successivi avvenimenti, ha gettato per circa 10 anni nella più totale confusione l’allevamento amatoriale in Italia. L’allevamento felino non può essere regolamentato con le stesse norme che disciplinano l’allevamento del bestiame e gli effetti si sono visti immediatamente. Per fare un esempio, è stato proibita la vendita con pedigree degli animali non destinati a riproduzione con l’eliminazione della clausola NFB (not for breeding);  ogni cucciolo sano e rispondente alla razza che viene commercializzato in Italia provvisto di certificato genealogico ministeriale è un riproduttore, a nulla valgono contratti che prevedono una gestione del gatto differente in quanto per la legge italiana la cessione di un soggetto munito di certificato genealogico e che non è però in grado di riprodursi si configura come truffa. Del resto penso sia difficile immaginare una mucca una pecora o un suino a vivere sul divano con il suo bel Certificato Genialogico da compagnia.

Per diversi anni l’Anfi è stata l’unica associazione in Italia (in quanto prima istante) a godere della discutibile applicazione della citata norma comunitaria, e per un certo periodo la circolazione (vendita e partecipazione in esposizione dei soggetti) in Italia dei gatti provenienti da altre associazioni è stata sempre più duramente contrastata da Anfi stessa fino al momento in cui, grazie ad una decisione del TAR, sono state riconosciute altre associazioni scongiurando il rischio dell’instaurarsi di un regime di monopolio e dell’impedimento di esercitare la libertà associativa di ciascun cittadino italiano sancito dalla Costituzione.

Nessuna condizione è invece stata posta ai gatti provenienti dall’estero anche se il MIPAAF ha sempre sostenuto l’uniformità di trattamento per i gatti comunitari in quanto ignara (!!!) di essere stata l’Italia il solo stato membro che ha applicato la direttiva 174/91 all’allevamento di cani e gatti.

Nel 2016 l’Unione Europea ha, vista la confusione fatta dagli stati membri, cancellato  TUTTA la propria normativa in materia di allevamento animale abrogando ogni direttiva precedente, e di conseguenza i provvedimenti nazionali attuativi delle stesse. Lo ha fatto con il regolamento 1012/2016 a cui tutti gli stati membri hanno dovuto adeguarsi entro novembre 2018 e tale regolamento non rimanda più ad un “elenco del trattato costitutivo della Comunità Europea” ma elenca puntualmente le specie oggetto di trattazione e tra questi non è presente il gatto impedendo maldestre interpretazioni ed applicazioni. Ad oggi l’UE non ha, e non ha mai avuto, alcuna norma che riguardi l’allevamento degli animali d’affezione, la sua attenzione è stata finora focalizzata esclusivamente sugli aspetti sanitari.

Tuttavia il MIPAAF sta continuando ad applicare il D.Lgs 529, alla sola specie felina,  mantenendo in essere i decreti autorizzativi pur se la norma europea è stata abrogata e di conseguenza sono da intendersi abrogati tutti i provvedimenti attuativi.

Dare un quadro logico dell’attuale situazione italiana in ambito di associazioni feline è praticamente concettualmente impossibile, si può  solo raccontarla e di questo si possono ringraziare le associazioni che nella loro corsa all’ottenimento di una posizione di supremazia hanno più o meno consapevolmente ed inutilmente messo i propri soci in una situazione complicata che difficilmente il cittadino appassionato di gatti potrà comprendere.

Esistono 4 associazioni che sono “riconosciute” dal MIPAAF in applicazione delle norme precedentemente richiamate e più precisamente ANFI, AFEF, ENFI, ed AGI. Queste associazioni stabiliscono autonomamente le modalità di trascrizione dei gatti nati in Italia provenienti dalle cosidette “Associazioni non riconosciute”  che stanno continuando ad operare (FIAF, SERENISSIMA, AFI club FIFE e WCF ecc), e allo stato attuale non è stata posta alcuna restrizione o condizione particolare così come nulla è stato previsto per i pedigree provenienti dalle associazioni estere, comunitarie e no.

Ogni gatto di razza lascerà l’allevamento con il proprio certificato genealogico (se già pervenuto a seguito della richiesta), con un passaggio di proprietà da registrare. I gatti provenienti dall’estero non hanno il passaggio di proprietà in quanto nella stragrande maggioranza delle associazioni e dei club il possesso del pedigree originale è ritenuto titolo sufficiente e necessario per dimostrare la proprietà del gatto; sarà  in questo caso cura dell’allevatore che cede il gatto comunicare alla propria associazione che lo stesso non è più in allevamento affinchè venga stralciato dal proprio elenco.

Chi ha scelto di continuare ad essere socio di una delle Associazioni non riconosciute può, se lo ritiene corretto, e assumendosi le proprie responsabilità, continuare a far circolare i propri gatti ignorando le disposizioni normative oppure può richiedere ad una delle associazioni riconosciute di “omologare” i pedigree che andrà ad emettere prima di consegnarli al momento della cessione del gatto.

Per quanto riguarda la partecipazione alle expo ad eccezione di ENFI (che non appartiene a nessun circuito sovranazionale) si applicano le norme delle singole federazioni a cui fanno capo le associazioni, ad esempio:

in FIFE e WCF è possibile partecipare senza effettuare la trascrizione del gatto solo fino al CAC senza limite di numero di expo, dopo di che se si vuole continuare la carriera, per cui è necessario registrare i titoli, diventa necessaria la trascrizione